08/03/2017
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La mattina in cui chiese di essere ammessa all’albo dei praticanti notai di Roma, la dottoressa Adele Pèrtici, fresca laureata in giurisprudenza, si sentiva decisamente una rivoluzionaria.
Fino a quel giorno, del resto, il 15 novembre del 1913, un notaio “in gonnella” non si era mai visto. Ed è facile immaginare lo stupore e le perplessità dei consiglieri romani, chiamati a pronunciarsi sull’esemplare istanza.
Il 9 gennaio 1914 i notai romani, dimostrarono lungimiranza di vedute, accettarono la candidatura di Adele Pèrtici.
Ma le gioie durarono ben poco. Il Procuratore del Re chiede la revoca dell’iscrizione al Tribunale di Roma. La motivazione non lascia spazio ad interpretazioni arbitrarie: vige il divieto per le donne di esercitare un pubblico ufficio.
In primo grado l’iscrizione viene però ritenuta legale, lo svolgimento della professione era, infatti, subordinato al superamento dell’apposito concorso. Ad accogliere il ricorso del procuratore del Re fu la corte di appello di Roma, l’8 aprile del 1914. La dottoressa fu radiata dall’Albo.
Ma non si diede per vinta e, grazie alla “legge Mortara” (legge del 17 luglio 1919, n.1176) che riconosceva una parziale capacità giuridica alle donne, ottenne la tanto agognata iscrizione all’Albo dei praticanti. Siamo nel 1920, forse esausta per i lunghi anni di liti giudiziarie, la dottoressa Pèrtici rinunziò ad esercitare la professione, dedicandosi all’insegnamento e alla vita coniugale.
La strada, comunque, era spianata.
In occasione del concorso del 1927, furono ben due le donne a presentarsi agli esami, e una di loro, Elisa Resignani, superò la prova.
È lei ufficialmente la prima donna notaio. E questa volta nessuno levò proteste.
Nel 1928, la dottoressa Resignani, appena ventisettenne, prese possesso della sede di San Germano Vercellese (Novara).
Negli anni la presenza delle donne è cresciuta notevolmente: la componente femminile è passata dal 17% nel 1991 a circa il 34% del 2017 e continua a crescere perché i vincitori degli ultimi concorsi per quasi il 50% sono donne.
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Particolare rilievo è attribuito alla promozione di strumenti operativi innovativi, con specifico riferimento alla valutazione multidimensionale e alla definizione dei progetti di vita, nonché al monitoraggio dell’applicazione della normativa vigente, con attenzione alle misure di vantaggio economico-fiscale e agli strumenti di protezione e pianificazione patrimoniale.
L’intesa prevede inoltre il supporto tecnico-scientifico del Notariato all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, nonché la partecipazione a programmi e progetti promossi dal Dipartimento, anche attraverso il coinvolgimento di esperti del Notariato e la collaborazione per iniziative a favore del Terzo Settore.
Il Protocollo rappresenta un significativo passo verso un modello integrato di intervento, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con gli indirizzi europei e internazionali in materia di inclusione.
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