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Storie curiose di testamenti e lasciti

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13/09/2016

Nazionale

Strano a dirsi. Ma in alcuni casi la lettura dei testamenti può diventare intrigante e a volte perfino divertente. Qualunque sia la scelta stilistica del testatore, non esiste testamento che non si apra o non si chiuda con questo imperativo: “sia fatta la mia volontà”.

Qualunque essa sia: da quella impossibile a quella più curiosa, dal desiderio di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, al gesto di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno con i lasciti solidali, una vera e propria tradizione consolidata nel nostro Paese che, nonostante la crisi economica, è in crescita.

A rivelarlo è l’ultima fotografia sul fenomeno lasciti scattata dal Comitato Testamento Solidale di cui fanno parte 16 prestigiose organizzazioni no profit – ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amref, Cesvi, Intersos, Fondazione Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma – con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato

RICHIESTE BIZZARRE E RIPICCHE, IL TESTAMENTO TRA FOLLIA E DIVERTENTI RISENTIMENTI

Odiava le donne in vita e voleva continuare a detestarle anche da morto. Ma non aveva fatto i conti con sua figlia. È la storia dell’avvocato misogino TM Zink dell’Iowa, morto nel 1930, che espresse nelle sue ultime volontà il desiderio di impiegare i suoi 35mila dollari per costruire una biblioteca i cui scaffali non avrebbero dovuto ospitare opere di donne. Spinta anche dal risentimento nell’aver ricevuto solo la miseria di 5 dollari in eredità, la figlia del legale statunitense è riuscita in tribunale a non far realizzare la biblioteca.

C’è poi il caso di Samuel Bratt, un uomo inglese morto nel 1960 che ha lasciato 330mila sterline alla moglie a condizione che la donna fumasse 5 sigari al giorno. Dietro l’assurda richiesta si cela un desiderio di vendetta: la signora ha proibito in vita al marito di fumare i suoi sigari e così alla sua morte l’uomo ha pensato bene di restituire (al contrario) il favore alla sua amata.

Suonano come una ripicca anche le ultime volontà di William Shakespeare che ha lasciato alla moglie Anne, con cui è stato sposato per trentatré anni, soltanto il suo «secondo miglior letto» e qualche altro pezzo d’arredamento. Il grosso del suo patrimonio è andato alla figlia maggiore, ma qualcosa è finito anche ai poveri della sua città, Stratford-upon-Avon.

CHI PENSA A SE STESSO ANCHE DOPO LA MORTE, E CHI CHIEDE …L’IMPOSSIBILE

C’è chi, anche dopo la sua morte, non riesce a pensare che a se stesso. Come nel caso del compositore tedesco, Georg Friedrich Händel, che morì a Londra nel 1759 lasciando 600 sterline (90 mila sterline odierne) affinché con quei soldi venisse costruita una statua in suo onore dentro all’abbazia di Westminster.

George Bernard Shaw non ha messo confini alla fantasia nelle sue ultime volontà: ordinò che parte del suo patrimonio andasse a finanziare l’invenzione e la promozione di un nuovo alfabeto, migliore di quello in cui aveva scritto le sue commedie. Impossibile… e così i soldi finirono nelle casse del British Museum e di altre istituzioni pubbliche del regno.

ULTIME VOLONTÀ NON ESAUDITE, COSI’ L’ENEIDE È ARRIVATA FINO A NOI

Non sempre le ultime disposizioni vengono esaudite perché, per dirla con le parole di Thomas Mann, “la morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive”. Come nel caso di Charles Dickens che, nonostante abbia scritto espressamente sul testamento che non voleva un funerale pubblico, gli furono comunque organizzate esequie di Stato e per lui si fermò l’intera nazione. Prima di lui è toccato anche a Virgilio: è stato tradito (per fortuna!) nelle sue ultime volontà dai suoi amici. È grazie a loro se è arrivata fino ai giorni nostri l’Eneide, perché se fosse stato per il poeta romano il destino dell’opera, da lui considerata incompleta, era quello di finire tra le fiamme.

Alla morte di Franz Kafka, Max Bord, in qualità di esecutore testamentario, avrebbe dovuto distruggere le sue numerose opere incompiute. Sappiamo tutti come è andata a finire: Bord non seguì le ultime volontà dello scrittore praghese di lingua tedesca pubblicando tutti i testi. Risultato? Kafka divenne così uno dei romanzieri più letti e venduti del pianeta.

Il tema delle eredità non esaudite ha ispirato anche il mondo del cinema. Ce lo ricorda bene Totò nel film “47 morto che parla”, passato alla storia per la famosa frase “… e io pago!”. Antonio de Curtis veste i panni dell’avarissimo barone Antonio Peletti che non ha alcuna intenzione di disfarsi del tesoro ereditato dal padre destinato a finanziare la costruzione di una scuola pubblica nel suo paese natale, che ne è sprovvisto. Il finale è noto: l’istituto alla fine viene realizzato ma i compaesani del barone Peletti hanno dovuto escogitare un piano diabolico per far rispettare le ultime volontà (solidali) del defunto.

E CHI L’AVREBBE MAI DETTO…

Grande scalpore avrà suscitato sicuramente il testamento di Sir Francis Drake, il corsaro che depredava galeoni spagnoli per conto della corona britannica, che lasciò nel 1596 la sua cospicua fortuna (40 sterline, pari a 150 mila sterline di oggi) ai poveri e alla parrocchia di Plymouth, la sua città natale.

Ma a volte basta anche una sola frase per una rivelazione sconvolgente, come nel caso di Maria Montessori che nelle sue ultime volontà ha riconosciuto un figlio segreto abbandonato dopo il parto e rientrato nella sua vita poco prima della morte.

Non erano figli, ma poco ci mancava. Per Dean Smith, coach per 36 anni della squadra di basket della University of North Carolina, i suoi atleti erano la sua vita e per questo li ha voluti – tutti, nessuno escluso – a suo modo ringraziare nelle sue ultime volontà, disponendo un piccolo lascito per ciascuno di loro. Una cifra simbolica, un assegno di 200 dollari, e un biglietto con questo messaggio: “Buon pranzo, con i migliori saluti da Coach Dean Smith”.
L’ultima lezione dell’allenatore l’hanno ricevuta Charlie Scott, il primo afroamericano reclutato nella University of North Carolina, voluto fortemente da Smith per lanciare un segnale contro la segregazione razziale, e giocatori famosi come Michael Jordan, Bob McAdoo, James Worthy, Sam Perkins, Larry Brown.

Nella storia sono tanti coloro che hanno voluto ringraziare amici e collaboratori nel loro testamento. Come nel caso di Nelson Mandela che ha ricompensato con lasciti di circa tremila euro tutti suoi assistenti, compresa la sua fidata collaboratrice personale, Zelda.

Non è stato l’unico. Il più generoso è stato il filosofo, giurista e scrittore inglese Francesco Bacone che lasciò addirittura la maggior parte della sua casa e della sua terra alla servitù. Un domestico, Robert Halpeny ricevette 800 mila sterline odierne (1 milione di euro), oltre a provvigioni garantite di paglia e legna per il fuoco; ad un altro, Stephen Paise, andarono 700 mila sterline (850 mila euro).

Oltre a parenti ed amici, c’è anche chi nel suo testamento pensa al suo animale domestico. L’ultimo caso è di una donna americana di New York che ha lasciato in eredità un milione di dollari al suo cane. I soldi serviranno al terrier malese per cibarsi solo di carne di prima scelta e godere di tante altre comodità.

Infine non manca il caso di chi, rimasta sola, rinuncia ad una grande eredità in favore della propria comunità. È la storia di straordinaria umanità che arriva da Marija Zlatic, 86 anni, a cui basta davvero poco per vivere. “Non voglio più di pane, acqua e legna da ardere”, ha detto l’anziana signora che ha donato alla sua comunità i 600mila euro ereditati dal marito. La signora Zlatic vive nella regione montuosa di Boljevac in Serbia, dopo aver vissuto tanti anni in Australia con il marito. Quando sua madre si ammalò tornò in Serbia e del consorte non ebbe più notizie. Ora che l’uomo è morto, non avendo altri eredi, ha lasciato tutto alla signora Zlatic che senza pensarci un attimo ha destinato i soldi in beneficienza. 

“FU VERA GLORIA? AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA”. DALL’ISTITUZIONE DEL PREMIO NOBEL AL CASO STATUNITENSE DI “THE GIVING PLEDGE”

Fare testamento resta il modo più semplice ed efficace per essere presenti anche quando si è costretti a dire addio a questo mondo. Chi era fortemente deciso a lasciare ai posteri una buona immagine di sé era Alfred Bernhard Nobel, chimico svedese (1833 – 1896) che ha fatto una fortuna con l’invenzione della dinamite e come commerciante d’armi.

Negli ultimi anni della sua vita era però tormentato dai rimorsi, non voleva essere ricordato come uno strumento di morte. Come Scrooge nel Canto di Natale di Dickens, ha deciso di cambiare il suo destino. E lo ha fatto partendo dal suo testamento: ha diviso i suoi beni tra la sua famiglia e una fondazione con lo scopo di distribuire ogni anno cinque premi a chi avesse reso i maggiori benefici all’umanità nei campi della chimica, della medicina, della letteratura, della fisica e della pace. Ecco la storia di come è nato il famoso premio Nobèl.

Se provate a chiedere a Bill Gates quale sia il business più bello, il numero uno di Microsoft vi risponderà: “È la beneficienza”. Le sue non sono solo parole: insieme a sua moglie Melinda French e Warren Buffett, noto imprenditore statunitense, ha dato vita a “The giving pledge” (la promessa di donare), che invita le persone più ricche (hanno già aderito da Mark Zuckerberg, Michael Bloomberg, il fondatore della Cnn Ted Turner, il banchiere David Rockefeller ne molti altri) a impegnare più della metà della loro fortuna in beneficenza, durante la vita o con il testamento. Si tratta del progetto filantropico più mastodontico mai realizzato nella storia, con un capitale complessivo che supera di gran lunga i volumi finanziari di uno stato di medie dimensioni.

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